Parola d’ordine… Pisarei, Burtleina, Buslàn e i mattoni della tradizione.

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Se vi chiedevate perché per un lungo periodo il sito fosse in letargo la foto vuole essere esplicativa più di mille parole.

Corte Guarinona nasce dal sogno di veder rivivere la casa e le terre di famiglia. Poco per volta, anno dopo anno cerchiamo di riportare alla luce la bellezza di questo luogo incantato. La terra è ricca di humus, viva e ben strutturata. La biodiversità vegetale e animale trionfa perché il fondo è rimasto a riposo dagli inizi degli anni Ottanta fino al Duemila anno in cui il recupero avviene in un ottica biologica e di tutela dell’ambiente.

Il lungo riposo della terra si deve ad un salto generazionale.

Negli anni Sessanta l’Italia visse uno sviluppo economico che portò a sottovalutare l’agricoltura in favore dell’industrializzazione. Non solo la nostra montagna, ma anche la collina visse un inesorabile processo di spopolamento. I tre figli di mio nonno, nati tutti negli anni Quaranta del Novecento studiarono a Milano e a Piacenza scegliendo di vivere in seguito altre realtà anche estere. La famiglia ha così avuto modo di ampliare le proprie conoscenze ed il bagaglio di esperienze mantenendo, tuttavia, un forte legame con la Guarinona dove ci si riuniva ritrovando le radici, i sapori e le tradizioni di casa.

Noi nipoti vivevamo la campagna e le sue stagioni con l’incanto della libertà.

Il taglio del fieno, la mietitura, la vendemmia e le arature, le galline, le faraone ed i tacchini, le mucche nelle stalle e le lucciole nelle sere d’estate, senza dimenticare il vernacolo, i pisarei, i tortelli, il buslàn (tipico dolce piacentino) e la burtleina tutti piatti accompagnati da un vino speciale quello di nonno Serafino frutto di diversi uvaggi non casualmente miscelati.

Sotto una pergola di verdea questo mondo è entrato nel cuore dei nipoti, dei bisnipoti e degli amici ed ora confortati dagli stessi piatti continuiamo a mantenere vivo quello spirito e quella passione che ormai inesorabilmente e felicemente ci abita.

 

 

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Autunno, Autumn, Automne 2016

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Com’è strano… cercavamo testi in prosa, canzoni o poesie che avessero come argomento l’autunno ed abbiamo scoperto che tutti invariabilmente sono permeati di tristezza e tragedia: Verlaine, Baudelaire, Guccini, Mina… Per noi vignaioli invece l’autunno è il momento in cui conclusa la vendemmia si preannuncia il rallentare del tempo e del fare frenetico.

La Natura si placa e ci insegna la bellezza di un quieto riposo che non è né fine né morte anzi tutt’altro, è vita anch’esso. Sorge il tempo in cui avvengono miracoli calmi permeati di profumi nuovi e antichi, che al posto del trionfo del sole e del fremito richiedono silenzio e gesti attenti.

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L’arsura della terra termina. Il mosto lascia l’infanzia ed entra nell’adolescenza, la legna arde mentre castagne e pentole sulla stufa colme di brodo riportano noi della Guarinona ai tempi dei nonni.

Per noi l’Autunno è una stagione lieta.

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Fine estate… 2016

Incontri di fine estate… Caprioli e una volpe, mentre le mele completano la loro maturazione.

Il Capriolo

Il capriolo (Capreolus capreolus, Linnaeus, 1758) è un ungulato che vive in Europa e Asia. Ha palchi corti, in genere con 3 punte per lato nei soggetti adulti. Il corpo è di un colore tra il rosso ed il marrone, il muso verso il grigio. Fonte Wikipedia

Il Melo

Il melo è la specie frutticola per eccellenza e viene coltivata praticamente in tutti i continenti soprattutto nelle zone con clima temperato e freddo-temperato senza essere esposti a forti venti. I terreni devono essere fertili, ben drenati, soleggiati.

Classificazione botanica

Famiglia: Rosaceae
Sezione: Pomoideae
Genere: Malus
Specie: Malus domestica

Varietà principali
  • VARIETA’ ESTIVE: Gruppo Gala, Ozark Gold, Gravenstein;
  • VARIETA’ AUTUNNO-VERNINE: Granny Smith, gruppo Renette, Annurca, Red delicious, Golden delicious, Rome Beauty, Imperatore, Jonathan, Gloster, Elstar, Idared.

Fonte: http://www.elicriso.it/it/frutta/mele/

La Volpe

Con il nome comune di volpe vengono indicate 24 specie di mammiferi onnivori appartenenti alla famiglia dei Canidi.

Volpe deriva dal latino vulpēs o volpēs, dalla radice indoeuropea *wlpé-, con esiti in greco attico ἀλώπηξ alṑpēx (da ϝαλώπηξ walṑpēx, forma conservata in altri dialetti), gotico vulfo. Il Pott, non seguito dal Curtius, connette la stessa radice con il sanscrito lopacas per *vlopacas, da cui il lituano làpe per *vlape. Da confrontare con il gotico volfas, il tedesco Wolf, l’inglese wolf (ambedue parole che indicano il lupo).

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Volpe

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Serata, Soirée, Abendveranstaltung GEORGES COGNY

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Georges Cogny, chef in questa finis terrae padana

Farini, 8 Agosto 2016. Nel decimo anno dalla scomparsa dell’indimenticabile Georges Cogny si è svolto il consueto simposio sotto le stelle che vede ancora e sempre protagonista questo grande chef attraverso le sapienti mani dei suoi affezionati allievi e colleghi: Isa Mazzocchi (La Palta di Bilegno), Filippo Chiappini Dattilo (ex Osteria del Teatro), Ettore e Stefano Ferri (La Colonna), Carla Aradelli (Ristorante Riva di Ponte dell’Olio) e Daniele Repetti (Il Nido del Picchio).

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Circa quattrocento persone hanno assaporato pura poesia tradotta in piccole grandi opere edibili.

Attraverso materie prime di qualità che raccontano il nostro territorio siamo stati trasportati in un viaggio del gusto di grande respiro.

I vini che hanno accompagnato la serata dall’antipasto al dolce provengono tutti dalle cantine della Val Nure in un felice connubio di aromi, tradizione e innovazione.

In particolare erano presenti i vignaioli appartenenti all’associazione Valore ValNure, un progetto che nasce nel maggio del 2014 dalla volontà di far conoscere con entusiasmo e rinnovate energie i sapori, i profumi e i colori dello straordinario territorio piacentino.

Un sentito ringraziamento alla Sig.ra Lucia Cavanna presente alla serata, al Sindaco di Farini Sig. Antonio Mazzocchi , ai ragazzi dell’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione della città di Piacenza G. Marcora e a tutti coloro che con il loro lavoro e la loro passione hanno reso possibile l’evento.

Le foto dei piatti e della brigata di cucina sono tratte da http://ristorantelacolonna.blogspot.it/

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Paella di luglio, July’s Paella, Paella du Juillet, Paella im Juli

INGREDIENTI per 20 persone con i normali fornelli di casa…

Nr 20 Gamberoni

1 kg Calamari/totani con ciuffi tagliati grossolanamente

1,5 kg Cozze sgusciate

250 gr Vongole sgusciate

1 kg Pisellini fini o extrafini, meglio freschi altrimenti surgelati

Zafferano in pistilli q.b. mescolati ad un mestolo di brodo tiepido e lasciati in una ciotola

3 litri di Brodo vegetale (mezzo sedano verde biologico, due cipolle di Breme delicate e perfette per i fumetti di pesce, una foglia di alloro del giardino, due spicchi di aglio)

750 ml di Passata di pomodoro biologica (attenzione la Passata prevede la totale eliminazione di semi e bucce)

2 kg di Riso Carnaroli Biologico tostato in olio e.v.o. spremuto a freddo

Sale grosso integrale q.b.,  pepe rosa macinato q.b.,  2 peperoncini essicati biologici, 1 testa di aglio biologico, prezzemolo per i gamberoni, erba cipollina e basilico biologici

In una grande padella cuocete i gamberoni con due o tre spicchi di aglio, un mestolo di brodo vegetale, un filo d’olio evo e mezzo bicchiere di vino bianco. Quando sono cotti aggiungete un cucchiaio di trito di prezzemolo e lasciateli nella padella coperti. Si raffredderanno lentamente e si creerà un buon fumetto che filtrato dovrete aggiungere al riso durante la cottura. Procedete allo stesso modo con cozze e vongole conservandone il fumetto di cottura sempre filtrato. I totani li cuocerete sempre a parte, ma utilizzando la passata di pomodoro. I totani dovranno essere appena scottati ciò li manterrà teneri una volta aggiunti al riso. Prendete a questo punto una pentola molto capiente e larga, preparate il soffritto (olio evo carota cipolla sedano) e tostate il riso, quando “suona” aggiungete 3 o 4 mestoli di brodo vegetale e sfumate con del vino bianco. Usate per cuocere il riso i fumetti di gamberoni e cozze intervallandoli con il brodo vegetale. Negli ultimi 5 minuti di cottura del riso aggiungete nell’ordine i calamari, lo zafferano, le cozze-vongole, e a cottura completata disponete i gamberoni sulla superficie calda del riso quindi portate in tavola e servite!

 

 

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Wine-tasting, Weinproben, Dégustation, Cata de vinos – Baciccia Piacenza

Una corte verde e ridente in città. Il Baciccia

 Musica,  

  

  

 musica e ancora musica a cui si aggiunge la passione per il vino e la birra di qualità. Un’isola felice, forse davvero in terra finalmente per dirla con il poeta “l’isola che non c’è”

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Wine-tasting, Weinproben, Dégustation, Cata de vinos -Villa Toscanini Ripalta Guerrina Cremona

  
#degustazionevini #degustazionesalumi #degustazioneformaggi per #addettiailavori, #foodblogger #giornalisti #appassionatidelmangiarbene! Avremo l’onore di avere nostro ospite il Prof. Mario #Fregoni, docente di viticultura e Presidente onorario dell’#OIV, che ci parlerà della #ValNure

alle 19,30 si svolgerà un laboratorio dedicato alle diverse tipologie di #Gutturnio condotto con #AisSommelier Cremona Lodi 

 

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Scuola di Cucina Marchetti

Sono aperte le iscrizioni!! Il 12 novembre 2015  Corte Guarinona ha incontrato la #ScuoladiCucinaMarchetti e #MauroPiscopiello per una lezione teorica sul pesce accompagnata da #piattitipicipiemontesi… Peperoni al forno con bagna càuda, acciughe al verde, uova in carpione, Raviòle dël Plin al tartufo e Pere Martin Sec al vino rosso… Perchè ne parliamo ora? 

  
 

Perchè sono aperte le iscrizioni al CORSO DI CUCINA CON IVAN CECERE.

NUMERO CHIUSO. 10 ISCRITTI. 30€ A PERSONA.

PER INFO: TEL. 0523 507222 O info@marchettifabio.it

  
  

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GALETTE DES ROIS (o frangipane )

Maria Elena Frigau Cabras

per la sfoglia invertita:

impasto 1

burro a t° ambiente 375g

farina 75g

farina manitoba 75g

impasto 2

farina 175g

farina manitoba 175g

burro fuso a t° ambiente 110g

acqua 150g

aceto di vino bianco 1 cucchiaio

sale 15g

Impasto 1:

mescolare il burro e le farine in modo da ottenere una palla omogenea. Stenderla fra due fogli di carta forno a 2cm di spessore e mettere il tutto in frigorifero per 1h30.

Impasto 2:

far sciogliere il sale nell’acqua, aggiungere tutti gli altri ingredienti, mescolare per ottenere una consistenza soffice ma non molle. Stendere fra due fogli di carta forno in un quadrato di 2cm di spessore, avvolgere di pellicola e mettere al fresco per 1h30.

Tirar fuori l’impasto 1 e stenderlo in un rettangolo di 1cm di spessore. Sistemare l’impasto 2 al centro e richiudere i due lembi del impasto 1 sopra l’impasto 2. Premere leggermente i bordi. Ottenete un pacchetto rettangolare, stenderlo in ‘verticale’ davanti a sé in modo da ottenere una stricia 3 volte più lunga. Piegare questa striscia a portafiglio (lembo del quarto superiore verso il centro, lembo del quarto inferiore verso in centro, poi ripiegare in due in modo da formare un nuovo pacchettino, c’è il disegnino alla fine del post) Avvolgere di pellicola e rimettere al fresco per 1 ora. Ripetere la stessa operazione (qui come per la pasta sfoglia l’importante è tenere sempre la piega dallo stesso lato, io lo lascio sempre a destra), dando un altro giro a portafoglio. Nuovo riposo di un’ora. Stendere di nuovo e ripiegare in tre (che sarebbe il ‘tour simple), poi di nuovo al fresco.

Nel mentre preparate il ripieno, composto da due creme separate poi mescolate (anzi, la pasticciera fatela preferibilmente il giorno prima)

per la crema di mandorle:

mandorle in polvere 160g

zucchero a velo 160g

burro a t° ambiente 135g

uova 2

amido di mais 20g

rum 4 cucchiaini

Frullare il burro insieme alle mandorle e lo zucchero. Aggiungere il rum e la fecola poi, uno per uno, le uova.

per la crema pasticciera:

latte 50cl

zucchero 100g

tuorli 4

farina di riso 2 cucchiai scarsi

vaniglia 1 bacca

Portare a ebollizione il latte con i semini della vaniglia. Lavorare i tuorli con lo zucchero, alla frusta, incorporare la farina di riso. Versare a filo il latte caldo, sempre frustando. Riversare tutta quanta la crema nel pentolino e farla addensare a fuoco basso, mescolando di continuo. Spegnere, lasciar intiepidire e conservare con un pezzo di pellicola applicato direttamente sulla superficie della crema.
Procedere con la galette

Riprendere la sfoglia dal frigorifero, dividerla in due, e stendere ogni metà, su carta da forno leggermente infarinata, a 3mm. Ritagliare un disco in ogni pezzo di sfoglia stesa, aiutandosi di un piatto per esempio, stando attenti a ritagliare il secondo disco leggermente più grande (circa 1.5cm in più), del primo. Sistemare il primo disco, più piccolo, su una teglia da forno foderata con carta da forno. Spenellare il bordo (2/3cm) con del tuorlo (stando attenti a non sbavare sulla sezione della pasta). Mescolare la stessa quantità di crema pasticciera e di crema alle mandorle, e versare la crema a cucchiaiate al centro del primo disco (lasciando liberi sempre un buon 3cm di bordo, la crema invece può tranquillamente arrivare a 4/5cm di altezza). Pendere il secondo disco di pasta e disporlo sopra alla crema, facendo combaciare i bordi e premendoli bene in modo da sigillarli. Con la punta di un coltello tracciare dei disegni sulla superficie della galette (senza bucarla), spenellare la superficie con del tuorlo, e rimettere il tutto in frigorifero per un’oretta. Infine, riscaldare il forno a 175°, e cuocere la galette per una cinquantina di minuti o finché sia bella gonfia e dorata.

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